Nel Mondo

Migliaia di prodotti sono certificati in Italia, Europa in Usa e in Israele

Le regole alimentari di Corano e Bibbia che le linee produttive devono rispettare. Non sono esattamente uguali. Accedere a due mercati importanti come quello dei fedeli musulmani e degli ebrei è l'obiettivo che ha spinto alcuni pastifici italiani, per esempio,  a ottenere, per i loro    prodotti, le certificazioni religiose halal e kosher. Le prime, si rivolgono ai consumatori musulmani mentre le seconde, ai fedeli di religione ebraica. In un momento di congiuntura come quello che stiamo vivendo, l'industria raccoglie dunque la sfida e decide di conquistare la fiducia di nuovi, potenziali clienti. Da Agnesi a Barilla, da Buitoni a De Cecco passando per Pastificio Andalini, La Molisana e Pasta Zara: tutte certificate kosher. Ora si è aggiunta anche Granoro, che ha ottenuto il via libera pure per la produzione halal. Due attestazioni che si rifanno, con il loro significato, al mondo religioso. Mentre  la certificazione kosher è già relativamente diffusa, quella halal è un po' una novità. La possibilità è che tutte queste imprese possano consolidare la  loro posizione competitiva nei mercati dove vivono importanti comunità musulmane ed ebraiche e in nuovi mercati del Medio Oriente. Insomma, potrebbe essere un'opportunità per proporsi ad una parco di potenziali consumatori che mangiano cibi rigorosamente kosher o halal, e che sino a ieri non avrebbero mai  acquistato i prodotti delle imprese italiane, consumatori più "ortodossi", che vogliono rispettare le regole della propria religione consumando rigorosamente prodotti certificati.

La comunità islamica, a livello mondiale, raggiunge oggi quasi i 2 miliardi di persone, un numero che si presenta ancora in crescita. Secondo le statistiche più recenti, in Europa la presenza dei musulmani ha superato i 50 milioni di fedeli e il Vecchio Continente ha sopravanzato, in percentuale, sia il Nord e il Sud America, sia i Paesi del Pacifico. Con questi numeri e la crescita del reddito disponibile, cresce anche la domanda per alimenti che rispettino le norme coraniche e della kasherut,  costituiti essenzialmente dai prodotti alimentari halal e kasher , vale a dire "leciti" da un punto di vista religioso. Finora questa domanda è stata per lo più soddisfatta attraverso le importazioni dai Paesi islamici, con un settore agroalimentare europeo, e in particolare italiano, sostanzialmente indifferente. Ad oggi, secondo gli esperti, il commercio internazionale di prodotti alimentari halal e kasher è ancora limitato a meno del 10% della sua dimensione potenziale. «Il mercato dei prodotti alimentari a certificazione islamica, sul piano nazionale, è stimato attualmente intorno ai 5 miliardi di euro (50 in Europa)», precisa Ibrahim Ahmad, amministratore di Halal Global, organismo di controllo e certificazione che si occupa di fornire l'attestazione di prodotto halal sia per l'Italia, sia per l'estero. Dati alla mano, il Vecchio Continente importa 20 miliardi di prodotti certificati halal (che non riguardano solo il cibo ma anche la cosmesi e la farmaceutica) con trend di crescita a doppia cifra. Una domanda quindi in prospettiva molto interessante. Questa richiesta può trovare risposta in molte produzioni made in Italy, anche perché «come in tutto il resto del mondo - sottolinea Ahmad – il prodotto halal è scelto non solo dal consumatore musulmano». Secondo recenti studi, infatti, anche coloro che pongono particolare attenzione nella scelta dei cibi ripongono maggior fiducia nei prodotti a certificazione islamica. E così, gli alimenti halal, come quelli kosher, finiscono per conquistare le tavolo anche dei non mussulmani e dei non ebrei.